Fonte: Profilo Twitter Inter
Fonte: Profilo Twitter Inter

 "L'Inter ha un solo nero in squadra, Dumfries, che porta ad avere un gioco lineare e di buona corsa. Il Milan ha 5-6 afrocaraibici, più morbidi, istintivi e potenti. È un dettaglio importante: mescolare le etnie fa grande una squadra.
È il riassunto tra la cultura della tattica e quella del gesto naturale. Servono entrambi. E il Milan ce l’ha".

Parole di Mario Sconcerti, come sempre pronto a lanciarsi in invettive folli ed ingiustificate, con l’Inter che rappresenta da tempo uno dei suoi bersagli preferiti. 
Per l’ennesima volta le sue dichiarazioni hanno sfociato nel ridicolo. La nuova ed elaborata teoria afferma che l’Inter sarebbe inferiore in quanto in possesso di un solo giocatore di colore o meglio, “afrocaraibico”. Cos’avrà di caraibico Kessie nato e cresciuto in Costa d’Avorio resta un mistero, ma più che un complimento alquanto bizzarro al Milan tutto questo rappresenta un attacco gratuito all’Inter. La squadra più Internazionale di nome e di fatto del calcio italiano diventa improvvisamente realtà che ”non mescola le etnie” priva quindi del “riassunto tra tattica e gesto naturale“ che i rossoneri invece possiedono. 

Il tifoso interista con almeno una decina d’anni d’esperienza sul groppone ha le spalle larghe, ed è perfettamente conscio delle sparate a zero a cui spesso e volentieri è condannato il club che ama, figlie della storicamente scarsa rappresentanza nerazzurra a livello mediatico. il tifoso però, qualsiasi sia la squadra per cui batte il suo cuore, ha anche buona memoria. In questo caso è impossibile non pensare immediatamente agli anni di continue bordate all’Inter per la scarsa presenza di italiani in rosa. Perfino di fronte alla conquista del Triplete Sacchi, sempre lui, definì addirittura vergognosa la vittoria della Champions League dell’Inter di Mourinho troppo poco italiana per l’Arrighe, abituato ormai da trent’anni a periodiche sentenze denigratorie sulla Beneamata, dall’alto di quello scranno in cui l‘opinione sportiva italiana lo ha collocato e da cui sproloquia da anni con arroganza su tutto quel che succede nel mondo del calcio, senza mai incontrare obiettori. 


Adesso invece no, la moda è cambiata. Per vincere come insegna Sconcerti è necessario ”fondere le etnie”, combinare i fisicamente più dotati ”afrocaraibici” con i più evoluti europei, tesorieri di una cultura tattica sconosciuta ai neri del Milan. Ma poco importa che Leao sia portoghese e Kalulu e Maignan francesi. È la loro etnia che conta, anche se in ragionamenti del genere si sposerebbe maggiormente la parola “razza”, vista la netta distinzione fatta da Sconcerti tra le varie categorie. 
In un finale di stagione quanto meno complicato a livello sportivo, dobbiamo anche fare i conti con questioni che definire da bar è un‘iperbole, dopo anni di critiche arrivate un po’ da tutte le parti per l’eccessiva presenza di stranieri, con l’Inter che cosi facendo penalizzava deliberatamente il calcio italiano. Ora il vento è magicamente cambiato, ma l’impressione è sempre la stessa: che dipenda dal colore della maglia indossata, più che dal paese di provenienza. 


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