Mostra sommario Nascondi sommario
Carlos Alcaraz ha acceso un dibattito sui rischi del circuito dopo la vittoria al secondo turno degli US Open contro Jaime Faria. Il campione spagnolo ha espresso preoccupazione per il numero crescente di infortuni e per lo stato di affaticamento che colpisce molti colleghi. Il suo intervento alla conferenza stampa di New York riapre la discussione sul calendario e sulle scelte di gestione della carriera.
Alcaraz lancia l’allarme sugli infortuni nel tennis moderno
Lo spagnolo ha collegato l’aumento dei guai fisici alla compressione del calendario. Ha ricordato la sua stessa esperienza: un infortunio che lo ha costretto a uno stop prolungato. Da quella ferma è nata una consapevolezza diversa sul valore del riposo.
Alcaraz critica il calendario ATP: giochiamo troppo, potrei fermarmi ancora
Sampdoria: crea tanto ma subisce troppo, i numeri allarmano

Alcaraz sottolinea che i giocatori stanno pagando il prezzo di un calendario sempre più denso. Le sue parole mettono in evidenza il rischio che il fenomeno si intensifichi se non cambiano le regole o le abitudini.
Perché il calendario ATP pesa sui giocatori
Secondo il campione, la sequenza di tornei obbligatori e appuntamenti di alto valore porta gli atleti a una stagione molto lunga. Questa pressione ha effetti concreti sulla gestione del corpo e sulla programmazione.
- Masters 1000 e tornei di categoria elevata richiedono partecipazione e punti.
- Gli Slam occupano spazi fissi nel calendario e assorbono energie significative.
- Molti giocatori finiscono per disputare quasi tutto l’anno agonistico.
Alcaraz ha spiegato che, pur essendo libero di scegliere, la struttura della stagione rende difficile evitare un carico eccessivo. Per lui è diventato evidente che non si può competere senza pianificare pause mirate.
La nuova strategia: fermarsi per scelta
L’esperienza del lungo stop ha cambiato il modo di concepire la stagione per Alcaraz. Non parla più solo di recupero forzato, ma di programmi controllati. Vuole decidere in autonomia quando ridurre il ritmo e quando tornare a pieno regime.

- Intende alternare periodi di gara e mesi di riposo.
- Preferisce evitare stop troppo lunghi, ma non esclude pause di qualche settimana.
- Vuole saltare appuntamenti selezionati per preservare il corpo.
La sua idea è trasformare il caso personale in un modello di gestione. Così spera di prolungare la carriera mantenendo un livello alto di rendimento.
La partita contro Faria: un test fisico utile agli US Open
Il match contro il portoghese è stato un banco di prova. Faria ha vinto il primo set, poi Alcaraz ha reagito e si è imposto nei tre successivi. Per lo spagnolo giocare quattro set è servito più di una semplice vittoria.
Ha valutato la condizione del polso e la libertà di movimento nel diritto. Questo confronto ha offerto risposte immediate sullo stato fisico e su eventuali precauzioni da prendere nelle giornate successive.
Giocare quattro set gli ha permesso di testare la resistenza e la tenuta del suo braccio. La prova in campo ha confermato segnali incoraggianti, ma anche la necessità di gestire le energie.
Quali cambiamenti sono sul tavolo per il circuito
Il dibattito aperto da Alcaraz riporta al centro questioni che riguardano organizzatori, Atp e giocatori. Le possibili soluzioni non sono semplici, ma circolano alcune idee praticabili.
- Rivedere il numero di tornei obbligatori nel calendario.
- Introdurre finestre facoltative per pause programmate.
- Aumentare il supporto medico e la prevenzione contro gli infortuni.
Queste opzioni cercano un equilibrio tra interesse commerciale, spettacolo e tutela della salute atletica.











