Lukaku e il difficile ritorno in Premier: Saudade meneghina

Lukaku continua a faticare in Inghilterra; sembra un corpo estraneo al gioco del Chelsea. E i suoi rimpianti crescono.

Scritto da Alberto Locatelli  | 
Lukaku, fonte: Instagram.

Fa un po’ effetto vederlo cosi, imbacuccato nella giacca della tuta di rappresentanza, con un sorriso leggero a festeggiare i gol dei compagni nella vittoria per 2-0 del Chelsea contro il Lille nell’andata degli ottavi di Champions. Tra i marcatori Havertz, che ha preso il suo posto, il posto di Lukaku, al centro dell’attacco dei Bleus.

Non se la passa bene Romelu; affatto. La settimana scorsa è arrivata addirittura l’umiliazione implacabile delle statistiche: appena 7 palloni toccati nel corso dei 94 minuti di partita contro il Crystal Palace. Se già non fosse abbastanza evidente a tutti il non riuscito inserimento di Lukaku nella sua vecchia – nuova squadra, ecco la glaciale sentenza dei numeri. E quelli si sa, non mentono mai.

L’anno scorso a questo punto della stagione l’attaccante belga aveva realizzato ben 23 reti. Ora è fermo a 10, di cui appena 5 in 17 presenze in Premier. Eppure Lukaku era arrivato a Londra carico di entusiasmo e forte di uno status di top player come mai prima. L’inizio era stato pure incoraggiante, ma il covid e quindi alcuni problemi fisici ne hanno limitato la presenza in campo sul più bello, ed al suo ritorno ha trovato una squadra che si era ricordata di quanto fosse forte anche senza di lui. L’ex numero 9 interista si è incupito, fino ad arrivare alle imbarazzanti dichiarazioni natalizie, in cui su Sky Sport si scusa con i tifosi nerazzurri per l’addio e promette di tornare. Dichiarazioni che fanno infuriare un po’ tutti, dal Chelsea ai suoi ex tifosi in Italia.

Ha nostalgia dell’Italia Lukaku, di quel paese dove si era rigenerato a suon di gol; esaltato dal gioco di Conte era diventato non solo colonna dell’Inter, ma vero e proprio capopopolo, amato e rispettato dai tifosi interisti, che a lui avevano pure dedicato un murales fuori San Siro. Avrà sicuramente nostalgia anche di quei momenti, di quei compagni e di quei tifosi che lo hanno amato come non era stato amato mai.

L’Inter, che aveva sacrificato Hakimi per consentire ad Inzaghi di contare sulla stella dell’ultimo Scudetto, è stata sorpresa dall’offerta monstre del Chelsea, ma soprattutto dalla ferrea volontà di Lukaku di lasciare la nave in un momento sicuramente non dei più facili per tornare nel club che per primo aveva puntato su di lui e dove mai era riuscito ad imporsi. E non ci sta riuscendo neanche stavolta. Mai nato il feeling con Tuchel e con l’ambiente londinese, tanto da sperare in un clamoroso ritorno in nerazzurro nell’estate 2022. Al momento è fantamercato, soprattutto per i 115 milioni investiti dai Blues appena un anno fa. La situazione però è complessa e se Lukaku si impuntasse davvero chissà quali scenari potrebbero aprirsi.

L’unico vincitore per ora è il club nerazzurro, che ha potuto far registrare la cessione più importante della propria storia, dopo che nel 2019 in molti si domandavano se ne valesse 80 di milioni, figurarsi 115.

Sottovoce però anche a Milano c’è qualcuno che ha nostalgia del gigante belga, in particolare in un momento come questo in cui all’Inter mancano i gol che Romelu garantiva, nonostante l’eccellente contributo di Dzeko, chiamato a sostituirlo. Chi ne sente maggiormente la mancanza è senza dubbio LautaroMartínez, ultimamente ombra del talentuoso attaccante che mezza Europa inseguiva. Sembravano fatti per giocare insieme, e così è stato fino all’improvviso strappo di Lukaku.

Un suo potenziale ritorno dividerebbe il pubblico nerazzurro. Giusto cercare di dimenticare chi ha avuto tutto e se ne è andato senza dire una parola, come un ladro nella notte. Giusto non dimenticare le parole d’amore verso il Chelsea il giorno della sua presentazione. Com’è innegabile l’utilità che potrebbe avere un suo ritorno nella squadra ora guidata da Inzaghi. Se sarà argomento di conversazione estiva beh, ai posteri l’ardua sentenza. Per il momento resta poco da dire, se non “Romelu: ma chi te l’ha fatto fa…”


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