Inter, nessuno in Italia crede nei giovani come te

Nonostante un forte e classico centro contrario, l'Inter punta tantissimo sui propri giovani e se li vende (a caro prezzo) è solo per esigenze di bilancio.

Scritto da Filippo Rivani Farolfi  | 

Oggi Cesare Casadei, promettentissimo giovane della primavera nerazzurra campione d'Italia, raggiungerà Londra dove domani svolgerà le visite mediche di rito prima di diventare ufficialmente un giocatore del Chelsea. L'Inter dalla vendita del suo gioiellino, classe 2003, ricaverà una cifra di 15 milioni di euro più 5 di bonus, perdendone però definitivamente il controllo.

Meno di una settimana fa Andrea Pinamonti è diventato ufficialmente un calciatore del Sassuolo, con tanto di esordio da subentrante contro la Juventus lunedì sera. I nerazzurri dalla cessione dell'attaccante classe 1999, nativo di Cles, hanno incassato la cifra di 20 milioni di euro, senza alcun diritto di “recompra” ma, al massimo, una promessa sulla parola tra Marotta e Carnevali da sfruttare in caso di futura vendita da parte del club neroverde.

Marotta e Ausilio, che guidano questa sessione di mercato con l'ormai sbandierato ai quattro venti input di Zhang di chiudere il mercato con un attivo pari a 60 milioni di euro e da realizzarsi entro il 30 giugno 2023, hanno portato nelle casse nerazzurre 40 milioni di euro grazie a due giovani del vivaio nerazzurro, due giocatori autenticamente “fatti in casa” grazie al fortissimo settore giovanile su cui la Beneamata può fare affidamento da molti anni. Così facendo, però, l'inter ha perso definitivamente il controllo sia su Casadei che su Pinamonti, andando anche contro a quelle che erano le intenzioni di inizio estate. Al netto delle due operazioni, impazza l'ormai arcinoto e ripetitivo filone “L'Inter non crede mai nei propri giovani e sbaglia”, sul quale però urge fare qualche precisazioni per andare più a fondo nella questione. 

Innanzitutto, i nerazzurri cedono Pinamonti e Casadei per potersi permettere (si spera) di trattenere tutti i propri big, missione per nulla scontata a inizio mercato quando pareva che, prima Bastoni e poi Skriniar, fossero destinati verso altri lidi ripetendo gli esodi di Hakimi e Lukaku della funesta estate 2021. In secundis, l'Inter cede i suoi due giovani dopo averli cresciuti, coccolati e assistiti sin dal giorno in cui sono entrati a far parte della famiglia nerazzurra. Questo aspetto troppo spesso viene sottovalutato, o meglio trascurato, da chi preferisce fare un'analisi cieca senza la capacità di osservare le cose a 360 gradi. Perché l'Inter non ottiene risultati clamorosi dal proprio settore giovanile ogni anno casualmente, ma lo fa grazie al meticoloso lavoro che viene sapientemente svolto da chi si occupa della “canterà” nerazzurra e se questi risultati non arrivano da altri vivai come quelli di Juventus e Milan, decisamente meno floridi, probabilmente un motivo ci sarà.

Senza contare, infine, che davanti a 40 milioni di euro - cash - per Pinamonti e Casadei nessuno in Italia avrebbe detto di no, neanche se si tratta di due giovani molto promettenti.

L'Inter i suoi giovani li cresce e li accudisce in casa e se poi vengono ceduti non è certo per incapacità della dirigenza nerazzurra, bensì per scelte che, per quanto tali, possono rivelarsi azzeccate o meno, o per esigenze di bilancio di cui la dirigenza o l'allenatore hanno ben poche responsabilità. Vedi l'affare Zaniolo ceduto per arrivare a Nainggolan, allora uno dei migliori centrocampisti d'Europa, che - nonostante una stagione tribolata - è risultato decisivo per la qualificazione alla Champions League con il suo goal all'Empoli all'ultima giornata.

Dunque, no, non è vero che l'Inter non crede nei propri giovani, anzi l'Inter ci crede fin troppo, perché se il meticoloso lavoro del settore giovanile nerazzurro non venisse effettuato con tanta cura, passione e competenza oggi non esisterebbero gli Zaniolo, Balotelli, Casadei e Pinamonti, giocatori che - in quattro - hanno portato nelle casse nerazzurre un totale di 70 milioni di euro (mal contati) più Nainggolan, in concreto più di quanto il Borussia Dortmund ha incassato dalla cessione di un fenomeno come Haland al Manchester City.


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