Editoriale: analisi del momento negativo dei nerazzurri

Scritto da Luca Mercuri  | 

Non è facile capire le cause di un momento negativo di una squadra, sopratutto non conoscendo dinamiche interne. 

È impossibile pensare che sia colpa di una sola persona, che essa sia Zhang, che sia Marotta, o che sia Inzaghi. 

Un momento negativo coma questo comprende tutta l’Inter ed è evidente. Tutti stanno rendendo al di sotto delle aspettative. Di solito si parte dall’alto nell’analisi. Ma il problema potrebbe arrivare dal basso: i giocatori non sono esenti da colpe.

I nostri giocatori sono in alcuni casi sopravvalutati sopratutto dai tifosi e hanno dimostrato ancora pochino nel dopo Antonio Conte. Anche prendendo ad esempio tre calciatori considerati top player: Lautaro, Bastoni e Barella. Il Toro, “Basto” e “Bare” sono il simbolo del nostro progetto attuale. Non vecchi ma maturi, simboli e amati dai tifosi. Devono salire necessariamente di livello sia come umiltà sia come rendimento. A loro tre manca l’ultimo step di crescita a top player. Quel passo ulteriore che ti permette di catalogarti come giocatore di livello assoluto, capace di fare la differenza sempre, quel giocatore su cui fare affidamento quando le cose non vanno nel verso giusto. Se lo faranno ne gioverà tutta la squadra.

La difesa merita un discorso a parte: Skriniar, De Vrij e Bastoni, colonne dell’anno di Conte, sembrano la brutta copia di loro stessi. Lenti, poco attenti, propensi a commettere errori. Peggior reparto delle big della Serie A da inizio stagione. Devono farsi un’esame di coscienza e tornare quelli di un tempo, anche perché - come appunto dimostrato sotto la guida di Antonio Conte - si tratta di tre giocatori di livello assoluto, fiore all’occhiello di un club che punta a primeggiare.

In linea generale, sembra che ci sia un po’ di “spocchia”. Parliamo di giocatori che hanno vinto sí un campionato, ma un campionato guidati da Conte. Senza offendere la professionalità di nessuno anche giocatori come Matri e Giaccherini hanno vinto più di un titolo sotto la guida del tecnico leccese. 

Il gruppo forte dimostra di saper vincere la seconda stella anche con Inzaghi o Pioli.

Simone Inzaghi ovviamente non è esente da colpe. Appare sempre più in confusione totale sia tecnica che comunicativa. Se lo scorso anno si vedeva un’impronta del mister, in questa stagione non si vede nulla. Non c’è bel gioco, non ci sono idee, non c’è condizione atletica. I cambi sono a volte confusi e dannosi.

La colpa principale del mister è quella di far giocare ancora Handanovic nonostante i numerosi errori. È una scelta, non più un obbligo visto l'inserimento in rosa di Onana. Continuare a far giocare Handanovic è come darsi la zappa sui piedi a andare piano piano a schiantarsi verso l’esonero. Handa ormai è un secondo per evidenti limiti raggiunti di età.

Ci sono altre moltissime colpe del mister ma non sto ad elencarle tutte. Riassumo dicendo che deve avere coraggio: Titolare fisso Onana, sue idee, sua impronta. E sopratutto: carattere. 

Se vuole fare il salto di qualità nella sua carriera deve avere più personalità.

Se l’Inter è Inzaghi falliranno dirigenza e proprietà avranno le maggiori colpe. Aveva senso rinnovare un mister in scadenza a giugno 2023? Si può parlare di “voler vincere” o “seconda stella" non avendo un euro da spendere sul mercato da 2 anni?

Evidente è che quindi ognuno debba prendersi le proprie responsabilità e che Inzaghi e squadra non abbiano alibi perché la rosa è competitiva per i primi posti. Ma “progetto vincente” è un’altra cosa. E si è fermato nel giugno 2021.

Esonero? Fino alla sosta per il mondiale non si discute Inzaghi. Fino ad oggi ha fatto malissimo, ma senza Lukaku e Perisic. Ora deve cambiare marcia. Inserire Onana, i nuovi  e maturare dal punto di vista caratteriale e tecnico.

Ci sono 9 partite di campionato, 1 di Coppa Italia  e 4 di Champions per dimostrare di cambiare marcia. Se a metà Novembre la situazione non sarà migliorata, sarà giusto un cambio con un traghettatore che possa dare una scossa e farci arrivare in champions.

La chiave di volta sta nel voler affrontare questa crisi da squadra e senza cercare un capro espiatorio ma remando tutti nella stessa direzione.


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