La festa fatta subito dopo la vittoria nel derby con il Milan è già archiviata, si torna a giocare e lo si fa con l'intenzione di onorare al massimo queste ultime 5 giornate, ma anche di godersele visto l grande lavoro fatto quest'anno da Inzaghi e dai suoi giocatori.

La squadra che dovranno accogliere i tifosi, entusiasti e carichi per la settimana appena passata, è il Torino allenato dal solito Juric.

Ormai si sa, ma è doveroso ricordarlo: il tecnico croato è allievo di Gasperini e da lui ha ereditato la pressione uomo contro uomo a tutto campo.

I Granata sono intensi, mettono spesso la partita sul piano fisico e sono coriacei: sono infatti la quarta miglior difesa del campionato, ma faticano anche a segnare contro squadre di bassa classifica nonostante in rosa ci sia un discreto assortimento di talento offensivo, purtroppo poco coadiuvato.

Come all'andata Juric arriva alla sfida schierando una difesa a 4 con l'intenzione di occupare l'ampiezza il più possibile ed avere il 2v2 difensivo con le punte interiste.

Inzaghi invece, dopo qualche voce in settimana che lo vedeva fare un po' di turnover, continua a schierare i titolari a differenza di Acerbi e Dimarc, alle prese con fastidi muscolari, forse ance per permettere agli 11 fedelissimi di godersi la passerella d'onore fatta dagli avversari prima del calcio d'inizio.

Le formazioni ufficiali.

Inizia la partita ed è l'Inter a volerla gestire, gli ospiti si sistemano in un blocco alto ma sembrano non voler aggredire attivamente, infatti non allungano mai la corsa verso Sommer dopo i vari retropassaggi.

Il portiere svizzero ha beneficiato di tanta libertà, salendo spesso anche palla al piede per provocare gli avversari.

Come già anticipato, tra le fila granata in fase di non possesso vige la regola della pressione uomo contro uomo a tutto campo, l'Inter ovviamente ha già sfidato avversari di questo tipo e se l'è sempre cavata egregiamente grazie alla fluidità estrema dei propri giocatori e la capacità di giocare nello stretto anche in maniera diretta.

La chiave in partite come quelle contro Torino, Atalanta, Hellas e Lecce è manipolare le marcature avversari per crearsi spazi da attaccare.

La squadra di Inzaghi sotto questo punto di vista sembra un po' contratta, quantomeno all'inizio, e fatica a superare il blocco alto, anche per colpa di errori tecnici banali in uscita palla.

Nonostante questori dai primi minuti si possono già vedere molte marcature estreme di alcuni giocatori del Torino, che si ritrovano in zone di campo totalmente differenti da quelle di loro competenza.

Da notare le zone in cui hanno agito Bellanova ed Ilic per gestire i movimenti senza palla dei loro accoppiamenti (rispettivamente Carlos Augusto e Barella).

Per sfuggire alla marcature Calhanoglu si è spesso abbassato sulla linea dei difensori sul centro-sinistra, l'Inter infatti ha costruito a 4 a tutti gli effetti per tutta la partita, con De Vrij che infatti ha agito molto sul centro-destra.

In fase di prima costruzione era Bastoni ad occupare il centro-sinistra, Pavard e Carlos Augusto stavano larghi formando un 4+2 con Barella e Calhanoglu a supporto.

Chiare le marcature del Torino.

L'occupazione degli spazi ad inizio partita non era ottimale, con i giocatori che non utilizzavano l'ampiezza come sono soliti fare non permettendo così ai primi costruttori di raggiungere le punte direttamente..

Inoltre si sono visti smarrimenti uguali da parte di giocatori nelle stesse zolle di campo, una rarità per una squadra che fa della sinergia nei movimenti come quella di Inzaghi.

Mkhitaryan e Carlos Augusto fanno lo stesso movimento in profondità.

Col passare dei minuti però i nerazzurri cominciano a prendere le misure e grazie alla catena di destra da vita a qualche azione pericolosità.

Questo grazie agli smarcamenti in profondità di Pavard, molto attivo senza palla.

Darmian infatti spesso molto alto per fissare la marcatura di Rodriguez e magari permettere a Barella di ricevere palla largo, ma quando si abbassava portandosi Rodriguez il francese attaccava molto la fascia costringendo Lazaro a ripiegare.

Qui addirittura Darmian si ritrova in mezzo al campo, Barella porta fuori Ilic e Pavard può inserirsi, purtroppo qui De Vrij non lo raggiunge bene ed in maniera dinamica.

A sinistra invece è Carlos Augusto uno tra i più intraprendenti.

La sfida con Bellanova ha dato vita a scontri in velocità molto intensi, con il brasiliano che in più occasioni ha avuto la meglio, costruendo la migliore occasione del primo tempo per la sua squadra (non sfruttata da Thuram).

Qui Calhanoglu va a ricevere largo portandosi la marcatura del centrocampista avversario, Lautaro può scendere attirando Buongiorno e Carlos Augusto può attaccare centralmente e Bellanova è costretto a seguirlo. Bastoni fa un gran lancio per il compagno e l'Inter esce dalla pressione.

I nerazzurri in ogni caso pur non registrando molte occasioni ha tenuto il possesso con facilità, qualche problema in più si è visto in fase di non possesso.

Il Torino infatti costruiva con un 4+2 e i 4 giocatori offensivi non coinvolti in costruzione.

Sulla destra era Barella ad uscire sul terzino, conseguentemente Darmian rimaneva sull'esterno.

Il problema sorgeva con Ricci.

Il centrocampista italiano è stato schierato da Juric da sottopunta con il compito di piazzarsi dietro i centrocampisti dell'Inter e di galleggiare sulla trequarti.

L'uomo incaricato ad occuparsene era Pavard che però doveva rompere la linea per seguirlo, lasciando tanto spazio per gli inserimenti.

Proprio così nasce l'occasione più grande dei Granata.

Pavard rompe su Ricci, Darmian è su Lazaro e non stringe, Zapata così può attaccare lo spazio lasciato da Pavard e ricevere in profondità da Ilic per poi andare al tiro.

Un altro problema si creava quando Ilic si smarcava sulla linea dei difensori tra Buongiorno e Rodriguez.

Barella andava su Ilic, il terzino rimaneva largo e su di lui, in quelle situazioni, usciva Darmian lasciando Lazaro a Pavard, così facendo però la linea interista si allungava e concedeva tanto spazio tra i giocatori.

Per ovviare al problema, in prima pressione ha cominciato ad uscire Darmian o addirittura Pavard, permettendo a Barella di rimanere centrale ma soprattutto a Calhanoglu di occuparsi di Ricci, non provocando problemi strutturali.

Nonostante le buone soluzioni in costruzione trovate dai Granata però gli ospiti non impensieriscono granché Sommer, confermando la sterilità del gioco di Juric quando si tratta di trovare soluzioni da gol.

Eppure le occasioni per far male c'erano, soprattutto sulla destra.

Bellanova infatti rimaneva largo in ampiezza con Carlos Augusto a marcarlo, Vlasic si proponeva nel mezzo spazio attirando fuori Bastoni, a quel punto si creava tanto spazio tra i difensori interisti mai sfruttato dal Torino.

Il primo tempo si chiude sullo 0-0, Inzaghi nello spogliatoio deve aver rammentato ai suoi giocatori il modo per superare questa pressione contro uomo ed infatti nel secondo tempo l'Inter trova l'episodio che indirizza la partita: finalmente si crea lo spazio per andare dalle punte e grazie ad un inserimento centrale di Mkhitaryan guadagna il rosso che lascia il Toro in 10 uomini.

Calha si sposta dal lato di Mkhitaryan, finalmente i nerazzurri sfruttano le marcature a uomo allargando la costruzione e creandosi lo spazio per attaccare centralmente, Sommer verticalizza per Barella.
Barella tocca per Lautaro di prima che restituisce il favore, Buongiorno è attirato dall'argentino, Mkhi legge la situazione e si butta dentro a campo aperto, prendendosi il fallo da ultimo uomo.

Col Toro in 10 le cose si fanno infinitamente più facili: la squadra di Juric non è capace di occupare gli spazi in maniera ottimale e lascia ai nerazzurri la possibilità di assediare l'area.

A questo punto l'Inter trova tanta libertà e va a sbloccare e chiudere la partita nel giro di pochi minuti.

Una vittoria che lancia la festa per le strade di Milano con il bus scoperto da dopo la partita a notte fonda, da segnalare un'affluenza di persone incredibile per tutta la città, a conferma del fatto che i tifosi sono stati il valore aggiunto di una squadra che sta scrivendo la storia del campionato italiano.

Adesso mancano 4 partite, l'ideale per testare qualche giocatore meno coinvolto durante l'anno e soluzioni che in futuro possono tornare utili, ma l'Inter sembra comunque non voler lasciare niente al caso e proverà di certo a vincerle tutte.


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