La difesa Inter non si tocca. Ecco perché

Scritto da Manuel Delon  | 

“L’invincibilità sta nella difesa. La vulnerabilità sta nell’attacco. Se ti difendi sei più forte.”, diceva Sun Tzu, famoso generale e poeta cinese. E per chi segue il campionato italiano - non che lui si riferisse a quello - non può che dargli ragione. 

 

E' abbastanza risaputo infatti che il trucco più efficace per avere successo in Serie A è avere una difesa solida e impenetrabile. E l'Inter lo sa bene: la conquista del 19esimo scudetto nerazzurro è in gran parte conseguenza di una forte difesa, nonché la migliore del torneo, che ha concesso solo 35 reti in 38 gare. 

 

Dunque, - ancora una volta - complimenti a Bastoni, Skriniar e De Vrij, i protagonisti di questa retroguardia insuperabile. Tutti e tre con caratteristiche diverse che vanno a completare le mancanza degli altri compagni di reparto, creando un meccanismo ben oliato e molto efficiente. Inoltre, - cosa che fa comodo - sono molto bravi. 

 

Ma bisogna dare anche merito alle seconde linee che nella passata stagione, quando sono stati chiamati in causa, hanno svolto al meglio il loro lavoro. Come Ranocchia e i jolly D'Ambrosio e Darmian. Ai quali si aggiunge Dimarco, che può giocare - pure bene - a braccetto, spostato sulla sinistra, con gli altri due centrali. 

 

Tutti uomini che formano un ottimo punto di partenza per Inzaghi. Specie quando il punto "debole" delle squadre che ha allenato in precedenza il nuovo tecnico nerazzurro - la Lazio, insomma - era proprio la retroguardia, dovuto appunto - fatta eccezione per Acerbi - dalla mancanza di interpreti all'altezza. E principalmente quando ha a sua disposizione la migliore difesa d'Italia. 

 

Ecco perché l'Inter non ha la minima intenzione di privarsi di nessun componente della sua retroguardia.

Tanto meno di Skriniar e di De Vrij, finiti nel vortice delle indiscrezioni di mercato, che, innanzitutto, vogliono proseguire la loro avventura in nerazzurro e, inoltre, la società, dopo aver ceduto Hakimi, non ha alcun desiderio di far a meno di un altro big.

A cura di Manuel Delon


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