Inter, Champions: sembra la solita storia, ma si può ancora ben sperare

Scritto da Manuel Delon  | 

Sempre così. Ogni anno l'Inter in Champions, quando dà l'impressione di essere cresciuta e di aver raggiunto lo step adatto a questo palcoscenico, alla fine delude. Almeno, - visto che va bene essere critici ma siamo solo all'inizio - così sembra.

Non sono pochi i problemi, che si sono fatti più evidenti dopo la gara contro lo Shakhtar, pareggiata nuovamente 0-0, ma che abbiamo visto anche negli anni passati, a farsi piuttosto vivi quando i nerazzurri disputano una gara in ambito europeo.

A SECCO DI GOL - Il calcio è tanto difficile da capire quanto semplice: tanti aspetti da tener in conto ma, alla fine, ciò che conta è segnare. Se la capacità realizzitiva dell'Inter in campionato (a quota 20 gol in 6 partite) è decisamente ottima, quella che ha in Champions, dove non ha ancora messo a segno una rete in due gare, è l'opposta. Ma non è finita qui. A preoccupare ulteriormente è la quantità di occasioni pericolose create gettate al vento: tra la prima sfida con il Real e la seconda contro gli ucraini, almeno 10 potenziali occasioni da gol non sono state concretizzate.

POCHE VITTORIE - Un discorso che va a pari passo con quello dei gol: si possono fare tante chiacchiere sul gioco, sui moduli, sugli episodi, ma ciò che alla fine decide se tutti fattori siano messi in pratica bene o male è il risultato. Se vinci vuol dire che hai fatto bene, se perdi vuol dire che qualcosa l'hai fatto male. l nerazzurri nelle loro ultime 18 gare, tra cui le prime due di quest'anno, disputate in Champions League hanno raccolto solamente 3 vittorie, rispettivamente contro il Borussia Monchengladbach in Germania, l'anno scorso; contro lo Slavia Praga, fuori casa, e il Borussia Dortmund, a San Siro, 2 anni fa. Insomma, non proprio di buon auspicio dal momento che i nerazzurri, per aver quasi la certezza matematica di approdare agli ottavi, hanno bisogno almeno di 3 successi.

MENTALITÀ - Ciò che ti porta a risolvere i precedenti problemi: la testa, la personalità e il coraggio. Sembrava un problema di allenatori, moduli e tante supercazzole sulla tattica ma è chiaro che così non è se in tre e mezzo anni con tre tecnici diversi, moduli e altri giocatori, la storia è la stessa. Inoltre, se spesso con le grandi (Tottenham, Barcellona, Borussia Dortmund e Real Madrid), all'inizio del girone, l'Inter ha sempre mostrato di avere i cosiddetti attributi, con gli avversari più abbordabili sulle carta, il peso di non poter deludere, di essere "costretti" a vincere perché superiori all'avversario e della gara del "dentro o fuori" si è dimostrato sempre troppo pesante. E la conseguenza è sempre stata la stessa: un amaro fallimento.

Tuttavia non tutto è brutto e perduto. Primo, non è finita: mancano ancora 4 gare con tanto di 12 punti in palio. Secondo, ci sono fattori che possono voler dire che la pessima prestazione fatta a Kiev sia solo un caso isolato e che i nerazzurri quest'anno siano all'altezza della competizione.

CAMPIONI - Nonostante tante delusioni in Europa, l'Inter è cresciuta. E non poco: oggi  è la campione d'Italia in carica. I giocatori hanno capito come si vince ed hanno acquisito maggior consapevolezza e coraggio. Cose che si sono dimostrate sempre sul campo dall'avvio della stagione, fatta eccezione, solo, per la sfida contro lo Shakhtar. Contro il Real Madrid già, ad esempio, si sono visti dei nerazzurri che, con grinta e coraggio, hanno messo i blancos in ginocchio per quasi tutto il corso della gara.

UNA PARTITA STORTA CAPITA - Si può essere belli, ma non perfetti. E così pure la nostra Beneamata: dall'inizio della stagione, ogni gara che ha disputato, senza badare ad ogni singolo risultato, l'ha giocata nel complesso bene ed ha sempre meritato più la vittoria che la sconfitta rispetto all'avversario. Insomma, una partita brutta ogni tanto può capitare e non è il caso di farne una tragedia.

STANCHEZZA - Un fattore che nel calcio di oggi è sempre più determinante: l'energia. Molti non hanno fatto caso a una cosa - non proprio un piccolo dettaglio - quando hanno giudicato la gara dei nerazzurri a Kiev: tre giorni prima gli stessi giocatori (tranne qualche pedina sostituita) erano a correre come dei - a dir poco - forsennati contro l'Atalanta. E sappiamo benissimo che giocare un match di Champions League - dove la corsa della Dea è il minimo standard - a distanza di poco tempo da una sfida che ha richiesto molto dispendio energetico è tutt'altro che semplice.

Ecco, insomma, non tutto va bene, anzi, c'è tanto da sistemare, ma l'Inter non è morta, si può ancora ben sperare.

 


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