Visto il pareggio della Juventus in casa contro l'Empoli, la sfida con i Viola al Franchi assume un significato tremendamente importante con un obiettivo cruciale: arrivare allo scontro diretto sopra in classifica, nonostante la partita in meno.

C'era già chi immaginava uno scenario in cui i Nerazzurri si sarebbero trovati a -4 prima della sfida di Firenze, con solo un +3 rispetto al Milan. Fortunatamente l'espulsione di Milik ed i rigori sbagliati da Giroud e Theo hanno scongiurato questo rischio e tolto un po' di pressione alla squadra di Inzaghi. Rimaneva, in ogni caso, una partita da vincere.

La forza, anche mentale, dell'Inter si può notare specialmente da una sfida del genere, con la Beneamata che va in casa della quarta in classifica senza Barella e Calhanoglu e sembra sapere di vincere, anche se non con pochi patemi.

A sostituire i due pilastri del centrocampo ci sono Frattesi ed Asllani, affiancati dall'instancabile Mkhitaryan.

Inzaghi inoltre recupera Bastoni, sceglie Carlos Augusto al posto di Dimarco e De Vrij al posto di Acerbi.

Italiano invece sceglie una coppia difensiva che può soffrire la fisicità della Thula ed insiste su Beltran alle spalle di Nzola.

iLe formazioni ufficiali.

La partita si presenta proprio come ci si aspettava: la Fiorentina detta il ritmo e l'Inter aspetta bassa per sfruttare le ripartenze.

Non casuale, in questo senso, la scelta di Carlos Augusto ai danni di Dimarco: l'esterno italiano poteva apparire affaticato dopo gli impegni in Supercoppa ed il brasiliano garantiva più strappi ed una copertura della fascia più efficiente.

Il possesso dei Viola è a tratti sterile ma caratterizzato da buone rotazioni ed una buona fluidità.

In particolare, come ormai ci ha abituati Italiano, Martinez Quarta si alza sulla linea dei centrocampisti con Arthur/Duncan che avevano molta libertà per abbassarsi e muoversi negli spazi, confondendo le marcature avversarie.

La costruzione partiva con un classico 4+1.
Martinez Quarta si alza.

Questo per favorire le salite dinamiche del centrale argentino, andato più volte in gol grazie ad inserimenti centrali sfruttando il suo insolito (per un difensore) senso del gol.

L'Inter aspettava volentieri i padroni di casa e poche volte li hanno aggrediti, finendo la partita con il dato PPDA che recitava 16,7.

Per superare il blocco basso interista la Fiorentina ha verticalizzato molto soprattutto per la punta Nzola, che tra l'altro ha beffato De Vrij un paio di volte finendo dietro al difensore olandese, che ha calcolato male la traiettoria.

Inzaghi sapeva che i centrali avversari potessero anche condurre ma li ha lasciati fare, preoccupandosi molto di più dei centrocampisti.

Thuram guarda avanzare Martinez Quarta senza intervenire, rimanendo su Duncan.

Come detto i difensori Viola hanno sfruttato lo spazio a disposizione per verticalizzare verso i due terminali offensivi Nzola e Beltran, tant'è che Martinez Quarta ha terminato la gara con ben due passaggi chiave.

I due attaccanti stavano spesso molto vicini tra di loro, provando più volte a duettare nello stretto.

Tuttavia Beltran non è mai riuscito ad incidere: la sua con di competenza (rifinitura, a supporto della punta) era spesso inaccessibile data la densità dell'Inter nel difendere specialmente le vie centrali, costringendo l'argentino a cercare altri lidi per provare ad incidere.

La compattezza dei Nerazzurri, una squadra in 30 metri di campo.

Sulle fasce invece spesso erano i terzini a dare ampiezza con le ali che venivano più dentro al campo.

Questo ha costretto soprattutto Ikonè a giocare tanti palloni spalle alla porta braccato da Bastoni, che ovviamente ha fatto volare la sua maggiore fisicità in quelle occasioni.

Ecco a destra Faraoni largo con Ikonè più accentrato..
..e a sinistra Bonaventura-Parisi.

Proprio gli esterni bassi dei padroni di casa potevano essere determinante per la partita, la Fiorentina infatti portava tanti uomini per vie centrali con l'Inter che si concentrava a coprire proprio quelle.

Questo ha dato spazio più volte a Faraoni e Parisi per incidere al limite dell'area, spesso da soli, non riuscendo però mai a fare male alla difesa avversaria.

Lato Inter, la partita era più di ripartenza e transizione artificiali create da uscite dal basso in velocità.

Compito non facile dato che la squadra di Italiano ha una tra le migliori fasi di pressing d'Europa: primi in Serie A per PPDA, secondi per BDP% (abbassano la percentuale dei passaggi dei loro avversari del 3.92%) e secondi per GPI, con una riaggressione molto efficace.

Questa loro aggressione tuttavia li porta a concedere meno occasioni a livello quantitativo ma mediamente più pericolose: sono la squadra in Serie A che fa meno di tutti fa entrare gli avversari in area, quella che concede meno tiri in assoluto ma allo stesso tempo sono terzultimi in campionato per NPxG/shot.

Uomo su uomo, le ali vanno sui braccetti, il trequartista sul vertice basso ed i mediani sulle mezzali, con i terzini sui quinti.

Inzaghi però come sappiamo con queste squadre che hanno riferimento a uomo e linea alta ci va spesso a nozze grazie alle ottime capacità di palleggio della sua squadra, abbinate all'estrema fluidità.

Asllani infatti si è spesso abbassato sulla linea dei difensori con Mkhitaryan da vertice basso. Loro due erano i principali costruttori dell'azione dato che Frattesi come sappiamo viene più utilizzato con compiti da incursore.

Con squadre che giocano così in fase di non possesso (Atalanta, Milan, Fiorentina appunto) spicca sempre Lautaro.

L'argentino riesce a portare il difensore dove vuole e fare raccordo imbeccando le mezzali in maniera magistrale, e domenica è stato di fatto il primo regista offensivo della squadra.

Con Thuram ha aggredito in maniera esemplare la linea difensiva avversaria, con movimenti a portarsi via l'uomo a vicenda azzeccati e funzionali.

Lautaro viene incontro portandosi Ranieri e Thuram attacca la profondità: servirà un miracolo di Faraoni per evitare il gol qui.

Ed è proprio il capitano a sbloccare la gara attaccando il primo palo sul corner di Asllani.

La marcatura di Parisi è leggera e la differenza di peso si è vista subito, errore di Italiano a mettere lui in marcatura sul puntero interista.

Si, perché anche nel primo calcio d'angolo della partita abbiamo visto lo stesso identico accoppiamento ed pericolo scampato da parte dei Viola.

Ancora Parisi su Lautaro.

Non è un caso che appena è uscito lui, sostituito da Sanchez, l'Inter non sia più riuscita a risalire il campo concedendo tanti metri ai padroni di casa.

Ad ogni modo gli ospiti hanno rischiato di subire una beffa (il rigore parato da Sommer potrebbe essere un punto di svolta per il campionato), ma allo stesso tempo hanno creato tantissimo in transizione.

La presenza di tutti quei giocatori che strappavano (Frattesi, Thuram, Carlos Augusto, Mkhitaryan) si è decisamente notata in campo: ogni volta che i Nerazzurri partivano erano guai, questo anche per “colpa” delle doti atletiche di alcuni giocatori Viola, i centrali ed Arthur su tutti, che spesso sono stati sovrastati in accelerazione.

Specialmente Arthur si è trovato molto in difficoltà su Frattesi essendo lui il diretto marcatore, l'ex Sassuolo ha trovato campo fertile per puntarlo più volte e risalire il campo.

Peccato però non aver mai sfruttato queste occasioni, non tirando praticamente mai tra l'altro, anzi sbagliando più volte l'ultimo passaggio.

Alla fine, grazie all'ingresso di tanti dominatori delle palle alte (Bisseck su tutti, un lusso in queste situazioni), l'Inter è riuscita a tenere la porta inviolata e portarsi a casa tre punti pesantissimi.

Una vittoria che dice tanto sulle ambizioni del gruppo e sulla concentrazione che c'è nel puntare l'obiettivo, un gruppo che sembra a tratti in missione.

Il primato dei Bianconeri è durato dunque solamente una settimana, adesso arriva lo scontro diretto, da raggiunger Neil più sereni possibile senza farsi assalire dai fantasmi del passato.

Tutti si aspettano che l'Inter vinca, ed è bene non deludere nessuno.

 


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