Una Lazio in convalescenza non doveva illudere, i biancocelesti sono una squadra che deve ritrovare le sue certezze, con degli innesti che ancora non si sono integrati ed i giocatori chiave che sono calati rispetto alla grand stagione dello scorso anno. 

Rimangono, tuttavia, degli avversari di tutto rispetto, soprattutto se consideriamo che giocavano in casa dove l'Inter non vinceva da 5 anni e che Sarri, contro i Nerazzurri, ha un ottimo storico.

L'ex Napoli, Juve e Chelsea infatti ha sempre preparato ottime partite e messo in difficoltà un Inzaghi che non ha mai vinto contro la sua ex squadra nel suo ex stadio.

Per farlo stavolta si affida alla formazione titolare, o quantomeno a quella disponibile, con Bisseck e Darmian a comporre la catena di destra; i padroni di casa invece devono rinunciare a Luis Alberto, non al meglio.

Le formazioni ufficiali.

La partita si dimostra subito molto insidiosa, i biancocelesti hanno quel mix di caratteristiche che possono fare male ai Nerazzurri: catene laterali folte, inserimenti tra le linee dei centrocampisti (Kamada soprattutto), due ali molto veloci nello stretto che puntano l'uomo (il confronto Zaccagni-Bisseck era pericoloso) ed un attaccante che sa benissimo come muoversi alle spalle dei difensori.

In costruzione invece un classico 4+1, con Rovella a fare il play.

Dal basso i padroni di casa hanno spesso faticato a fare male, anche perché il quartetto di difesa non è propriamente riconosciuto per essere granché dotato dal punto di vista tecnico, soprattutto se manca Romagnoli.

433 con Darmian e Dimarco alti sui terzini.

Ed infatti è proprio così che l'Inter sbloccherà la gara, con un errore grossolano di Marusic che consegna a Lautaro la possibilità di superare Provedel e segnare a porta sguarnita.

La squadra di Sarri ha consolidato il possesso più tramite lanci lunghi di Provedel e conseguenti seconde palle vinte.

Una volta “vinto” il pressing andavano spesso sulle fasce, sempre presidiate da almeno quattro giocatori.

Terzino, ala, mezzala e vertice basso, con il centrale in appoggio.

 L'obiettivo era riuscire a scambiare bene nello stretto e garantire alle ali lo spazio per puntare l'uomo, soprattutto Zaccagni è stato molto attivo e sembrava in serata, puntando spesso Darmian e mettendo un paio di cross molto pericolosi.

Tuttavia l'uomo che ha fatto salire di più la squadra è stato Immobile.

L'attaccante italiano è stato molto bravo nel mettere pressione alla linea interista con continui scatti in profondità per poi servire gli accorrenti in appoggio o le ali in sovrapposizione.

Qua attacca la linea da solo, ma quella del lancio verso lui era un'azione utilizzata anche in fase di sviluppo, non solo sulla trequarti.
Bravo a “nascondersi” tra i difensori e dare pochi punti di riferimento ai marcatori.

Purtroppo però il buon Ciro, nonostante la sua bravura nei movimenti e la sua astuzia, non ha più quel peso davanti per fare la differenza.

Oltretutto la Lazio faceva tanta fatica a riempire l'area con tanto giocatori: Kamada e Guendouzi dovevano essere più aggressivi.

Le cose più interessanti della Lazio tuttavia le abbiamo viste senza palla.

La pressione non era la solita che vediamo nei 433, con i tre attaccanti che escono sui tre difensori, erano infatti le mezzali quelle addette a condurre il pressing, così facendo Sarri ha praticamente disposto una piramide in mezzo al campo.

In questo modo Calhanoglu, ma in generale i costruttori, erano chiusi nella “gabbia” e difficilmente raggiungibili.
Giro palla sulle fasce, l'ala attacca il quinto, il terzino la mezzala, Rovella stringe ed arretra la sua posizione, la mezzala sul lato forte concede il retropassaggio rimanendo davanti a Calhanoglu.

Col passare dei minuti Inzaghi si accorge che il giro palla è troppo lento e di essere troppo “pressabile” e comincia a far abbassare Calhanoglu per allargare le maglie degli aggressori.

Ogni volta che l'Inter decideva di costruire a 4 l'aggressione degli avversari era facilmente superabile soprattutto per vie centrali.

Barella alle spalle di Zaccagni e Kamada è completamente solo, Marusic non può seguirlo perché è su Darmian.

I due che potevano beneficiare maggiormente della “piramide” allestita da Sarri erano sicuramente Mkhitaryan e Lautaro.

Il primo per la sua capacità nel ricevere tra le linee: con Guendouzi in pressione sul braccetto, Felipe Anderson era sempre a metà tra Dimarco e l'armeno.

Con una verticalizzazione fatta coi tempi giusti l'Inter poteva spezzare il pressing facilmente e puntare la porta.

Lautaro invece poteva beneficiare della pressione con 6 uomini della Lazio per galleggiare tra la linea di difesa e quella di centrocampo, sfruttando le caratteristiche della retroguardia di Sarri.

Questo perché il tecnico toscano propone da sempre una difesa “di reparto”, limitando le giocate difensive individuali (per farla breve, rompono poco la linea).

L'attaccante argentino aveva tutta la libertà per staccarsi dalla linea e ricevere.

Nessuno segue il suo movimento.

Buffo infatti che il secondo gol sia arrivato proprio da una situazione in cui il difensore (Gila) esce dalla linea per fare il contrasto aereo con Thuram, con i compagni che stringono tanto per limitare l'inserimento di Lautaro.

L'atteggiamento dei biancocelesti comunque era abbastanza rischioso anche quando il pressing non riusciva, disponendosi con un blocco medio e lasciando spazio in profondità.

Spazio comunque poco esplorato dai Nerazzurri, con Thuram si poteva attaccare di più la profondità, cosa fatta poche volte.

Bisseck lancia Thuram. Da notare la posizione di Felipe Anderson: quando la palla era sulla destra a volte scendeva sulla linea dei difensori per renderla più folta e non permettere l'attacco all'ampiezza.

Dopo il secondo gol in ogni caso la Lazio ci ha creduto sempre meno e non ha dato continuità all'ottimo avvio di secondo tempo.

La prestazione dei padroni di casa non è di certo da buttare, la sensazione però è che l'Inter sia una squadra che in questo momento vince e partite per inerzia.

I Nerazzurri infatti non hanno condotto una gran partita, anzi hanno creato relativamente poco rispetto agli standard a cui ci hanno abituato, ma hanno talmente tanta consapevolezza nei propri mezzi che sembra aumentino i giri nel motore proprio quando vogliono.

Nel caso della partita di ieri ha aiutato di certo il regalo fatto da Marusic, ma questa squadra sembra sia in missione, concentrata e sul pezzo.

Allungo sulla Juventus completato dunque, un +4 più rassicurante per l'Inter che adesso, superata la parte di calendario complicata, si può lanciare grazie ad una serie di partite sulla carta più agevoli rispetto a quelle giocate, e superate, nell'ultimo mese e mezzo.


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