La prostituzione intellettuale della stampa contro l'Inter

Quella strana usanza mediatica nel valutare gli episodi arbitrali a favore dei nerazzurri con toni diametralmente opposti rispetto a quando ad essere sfavorita è l'Inter

Scritto da Filippo Rivani Farolfi  | 

Nella rocambolesca vittoria nerazzurra di ieri a Firenze ci sono stati episodi che hanno visto l’Inter venire premiata, soprattutto dalla buona sorte.

In primis c’è il contatto Dimarco - Bonaventura che porta al rigore del 1-2 momentaneo. L’esterno nerazzurro interviene malissimo, poco importa se l’ex Milan avesse già calciato il pallone verso la porta di Onana, e il Var richiama Valeri che inizialmente aveva lasciato proseguire. La decisione dell’arbitro romano non tarda ad arrivare: rigore per la Viola. Eppure manca un rosso per Dimarco visto che l’intervento del classe 1997 era davvero brutto e pericoloso. 

Qui il contatto tra Dimarco e Bonaventura. Giusto il rigore per la Viola, ma manca un rosso per il nerazzurro.

Il secondo episodio è il contatto Dzeko - Milenkovic che avvia l’azione del 3-4 finale di Mkhitaryan. Qui, però, a differenza di quanto avvenuto nell’occasione del rigore, la Fiorentina ha poco da recriminare, con buona pace di Italiano che nel post partita ha etichettato, in maniera totalmente disinteressata e imparziale, l'episodio come un fallo netto del bosniaco: il contatto è assolutamente veniale e rientra nei normali contrasti di gioco (tra l'altro lo stesso difensore serbo mette una mano sul collo dell'ex Roma) di cui se ne vedono a bizzeffe in ogni partita.

Ciò che stona oltre ogni modo è l’attenzione mediatica che è stata posta sull’operato di Valeri ieri sera, quasi come se la vittoria dell’Inter fosse stata merito suo. L’arbitro ha sbagliato ma non solo a senso unico: il pareggio di Jovic, infatti, arriva dopo una trattenuta dello stesso serbo su De Vrij, eppure in quel caso nessuno ha parlato, quasi come a nascondere l’episodio con tanta omertà.

In mattinata l’onda lunga della corrente mediatica rivolta verso l’idea di un’Inter aiutata dagli arbitri è continuata con addirittura un giornale di caratura nazionale che ha titolato usando la parola “aiutini”. Fa sorridere pensando come quel giornale sia noto per essere vicino alle vicende di un club sanzionato nel 2006, in una delle pagine più tristi per il nostro calcio, per illeciti sportivi riguardanti proprio le valutazioni dei direttori di gara.

In un campionato da 38 partite gli errori arbitrali ci sono e ci saranno, fanno parte del gioco, come sbagliano i calciatori e gli allenatori sbagliano anche i direttori di gara. Ciò che è chiaro è che nessun arbitro fischia per favorire una squadra, eppure alla stampa nostrana piace fare polemica solo quando ad essere, involontariamente, favorita è una squadra che - casualmente - indossa i colori nerazzurri. Guarda caso l'anno scorso in Fiorentina - Inter il vantaggio dei Viola arrivò dopo un fallo netto di Nico Gonzalez su Skriniar con l'argentino che colpisce il difensore slovacco sulla schiena guadagnando, in maniera del tutto irregolare, un vantaggio decisivo che lo porterà poi a servire l'assist per Sottil. In quell'occasione - nonostante l'errore netto ed evidente di Fabbri - non si alzò alcun polverone mediatico, come se l'episodio con il quale la Fiorentina venne aiutata dal direttore di gara fosse passato in cavalleria. Sempre parlando di Fiorentina - Inter non si può omettere l'errore di Abisso, forse il più grave da quando esiste il Var, che permise ai Viola di pareggiare a tempo scaduto grazie ad un rigore totalmente inventato. All'epoca si parlò di “trattati di psicologia” per capire la difficile decisione dell'arbitro influenzata anche da uno stadio caldo oltre ogni modo, nessun dito puntato, però, ferocemente contro Abisso, eppure l'errore fu decisamente più grave di quello di Valeri ieri sera.

Il chiaro tocco di petto (capezzolo) di D'Ambrosio tramutato in calcio di rigore per la Fiorentina da Abisso.

Sarà un caso? Intanto un simpatico signore portoghese nel 2010 parlava di “prostituzione intellettuale“ e l’Italia calcistica non perde mai occasione per dimostrare che Mourinho, come spesso accade, aveva ragione.


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