Interspac si presenta: "Entro fine novembre la proposta. Controllo del club? Perché no..."

Scritto da Marco Corradi  | 

“Se non ora, quando?”: il seminario sull'azionariato popolare proposto da Interspac ha un nome eloquente e si prefigge grandi obiettivi. La folle idea di Carlo Cottarelli e quella proposta di un azionariato popolare nell'Inter per aiutare e/o rilevare Suning assume sempre più i contorni della realtà, e quest'oggi si è esposta al pubblico con una prima presentazione. Lo scenario è quello della Fondazione Catella, l'evento è (purtroppo) in streaming online per le limitazioni-COVID e per renderlo maggiormente fruibile, i nomi di alto livello. A moderarlo Roberto Zaccaria, ex presidente RAI e vicepresidente di Interspac. Si parte con l'intervento di Giovanni Malagò, per poi proseguire con la presentazione del progetto da parte dell'ideatore e promotore Carlo Cottarelli. Antonio Boccia illustra il modello, l'azionariato popolare del Bayern, e seguono altri interventi, tra cui quello dell'ad della Lega Calcio Luigi De Siervo. Chiusura con una tavola rotonda che comprende lo stesso Cottarelli, Enrico Mentana, Gianfelice Facchetti ed altri interisti illustri. Interspac vuole diventare un interlocutore dell'Inter, e fa sul serio.

VANTAGGI, MODELLO-BAYERN E UNA PROPOSTA DA PRESENTARE: LE PAROLE DI CARLO COTTARELLI 

Tocca ovviamente a Carlo Cottarelli spiegare Interspac, che ha un modello ben preciso. Quello del Bayern, composto al 75% dall'azionariato popolare (i tifosi versano 60€ e hanno numerosi vantaggi: sconti dallo store e dai biglietti ecc) e al 25 dalle tre A: Audi, Adidas e Allianz posseggono ciascuna l'8.33% delle azioni e immettono capitale. Un modello che viene spiegato nei dettagli, dopo il discorso del fondatore e patron di Interspac. Cottarelli mischia chiarezza e realismo: “Il nostro modello può funzionare per ogni club italiano, ma anche mondiale. Le difficoltà sono tante, ma possono nascere delle opportunità. Una delle principali difficoltà nasce dal fatto che realtà come Barcellona e Real Madrid sono partite storicamente come associazioni. L'Inter si trasformerebbe da club ”privato" a club di proprietà dei tifosi, sarebbe un caso unico nel calcio mondiale. Da cosa siamo spinti? Dall'amore per la squadra e dal desiderio di dare una stabilità che non c'è stata, perlomeno negli ultimi anni, dando inoltre una connotazione italiana. Sono diventato interista a nove anni, il primo amore nel calcio non si scorda e non si cambia. Le difficoltà, come dicevo, ci sono: coordinare un numero molto grande di persone, perchè credo si possa andare oltre i 100mila questionari completati, con la giusta proposta. Abbiamo speso migliaia di euro per pubblicizzare il tutto. Se si passasse alla vera raccolta fondi dovremmo investire di più. Metà degli interisti con cui ho parlato in estate non aveva capito l'importanza della cosa. Oltre 350 imprenditori, manager e professionisti si sono offerti per entrare come super-soci, offrendo di più del semplice tifoso. Abbiamo intenzione di coinvolgere degli investitori-pilastro come quelli del Bayern (Audi, Adidas e Allianz, ndr). Coordinare le tre realtà (tifosi, super-investitori, società-pilastro) non sarà facile, servirà una governance chiara. Il modello può essere quello del Bayern, ma dev'essere finanziariamente sostenibile".

Ma quali sarebbero i vantaggi dell'azionariato popolare nell'Inter? Cottarelli è chiaro e cristallino: “L'immissione di capitale dei tifosi non richiede remunerazione o sostituzione, e consente di sostituire il debito con capitale, risparmiando decine di milioni di spese per gli interessi. L'esperienza tedesca e spagnola suggerisce inoltre che le entrate commerciali e da stadio possono triplicare con l'azionariato popolare e un coinvolgimento diretto dei tifosi. Inoltre, c'è un modesto contributo associativo annuo che può essere da circa 50-60€ come nel Bayern che garantirà dunque continuità. Perchè migliaia di tifosi italiani o stranieri non potrebbero fare ciò che fa un miliardario straniero? Dobbiamo sfatare questo tabù. Ringrazio la proprietà Suning per lo scudetto vinto e per aver mantenuto la squadra competitiva. Il nostro scopo è rafforzare la società col capitale dei tifosi interisti. Abbiamo scelto l'advisor con cui presentare e varare un piano di governance, contiamo di presentare una proposta concreta entro fine novembre. Qualora la proprietà dovesse manifestare interesse, allora passeremo alla raccolta dei soldi e a questioni più concrete. Non è ancora il momento di mettere i soldi, ora dobbiamo pensare alla proposta da presentare. Concordo con gli scettici sulle difficoltà del nostro percorso, ma cito Bebe Vio: ”Se sembra impossibile, allora si può fare".

E attenzione alla chiosa finale durante la tavola rotonda, con un indizio su un possibile finale a sorpresa per Interspac: “L'ambizione è quella di andare al controllo della società, se si raccolgono sufficienti risorse. Non credo però che l'entrata in maggioranza sia l'unica possibile: lo diventerà con un certo numero di risorse e al momento è solo una speranza. Nei mesi a venire vedremo se la speranza diventerà realtà. Non escludo niente, dovremo rimboccarci le maniche. L'idea dei fan token mi crea turbamenti, il tifoso diventa consumatore. Noi vogliamo il tifoso proprietario”. 

LE PAROLE DEGLI ALTRI PROTAGONISTI

Carlo Cottarelli è stato ovviamente il fulcro dell'evento, al quale è intervenuto anche il presidente del CONI, Giovanni Malagò, con un videomessaggio: “L'azionariato popolare è un tema di grande attualità. Dopo la crisi servono soluzioni diverse, e quest'opzione può risolvere almeno in parte i problemi finanziari dei club. I ricavi sono scesi in maniera importante, e non mi sembra che nel calcio ci sia una volontà di abbaqssare i costi. Le istituzioni calcistiche hanno presente il problema, non si può continuare ad accumulare debiti e rischiare di rimanere col cerino in mano. L'azionariato popolare è una possibilità. Avere una forma che consente di avere al 100% un azionista tifoso, ad oggi, è una chimera. Ma è una spinta coraggiosa che non mi sento di escludere. Da una parte c'è la volontà di essere vicini alla maglia, dall'altra quella di esporsi dal punto di vista finanziario e non solo”. 

Parola anche all'ad De Siervo, volto della Lega Serie A: “Se c'è un momento storico per analizzare se esista una strada per l'azionariato popolare in Italia, è questo. L'iniziativa va seguita con la massima attenzione. Possiamo cambiare auto, lavoro, moglie, sesso, ma non la squadra del cuore. E su questo legame cerchiamo di stabilire e costruire relazioni economiche. Stiamo passando ormai dai mecenati ai fondi, ma non dobbimao scollegarci dalla base sociale. Crdo che nessuno dei modelli esteri possa funzionare in Italia: servirà equilibrio, manca un sistema di norme chiare e spero che anche altre tifoserie si accodino nel cercare soluzioni e approfondire. La Lega continuerà a dare il proprio supporto anche in termini di analisi".

Caustico e meno “diplomatico”, invece, Enrico Mentana: “Il momento è questo, e dobbiamo essere veloci e risoluti. Carlo Cottarelli è la nostra testa d'ariete, dovrà riuscire a trovare il filo del contatto diretto per prendere in mano l'Inter tutti insieme. Come tifosi possiamo essere utili mettendo mano al portafoglio e parlando poco: è tempo di tornare ad avere una proprietà il cui cuore batta per l'Inter, di essere soci e finanziatori creando qualcosa di importante. Gli Zhang non sapevano neanche che l'Inter esistesse, dunque non possono essere innamorati della società. Serve una strada nuova”.

Speranza e battute, invece, per Gianfelice Facchetti e la sua giacca nerazzurra: “L'obiettivo sarà arrivare alla proprietà dell'Inter e alle tre A tedesche. Come direbbe Prisco, d'altronde, della B non sapremmo cosa farcene (ride)”. 


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