Gleison Bremer alla Juventus e Paulo Dybala alla Roma. il risveglio di ogni tifoso interista dopo questi primi due giorni di questa caldissima settimana di luglio è traumatico.

Due trattative portate avanti per settimane, nel caso di Bremer anche sei mesi, e poi sfumate in pochissimo tempo e - soprattutto - a favore di due squadre che militano nella Serie A. Tralasciando ogni valutazione tecnico tattica sui due giocatori persi dai nerazzurri, ciò che fa specie è questa continua e costante incapacità dell'Inter di sfruttare i match point che si crea meticolosamente. Per fare un paragone tennistico, è come se Karlovic, su erba, non riuscisse a chiudere una partita in cui si trova - nel game decisivo al servizio - avanti 40/30. Ecco questo paragone calza a pennello con l'Inter di questo triste mercoledì mattina.

Bremer alla Juventus.

Con i bianconeri che hanno ceduto De Ligt al Bayern Monaco, chiudere e affondare il colpo Bremer avrebbe significato mettere in seria difficoltà i bianconeri costretti a cercare un profilo alternativo, magari di livello, ma sicuramente senza esperienza in Serie A. Il reparto difensivo dei bianconeri, poi, soffre già di suo viste le partenze di Chiellini e De Ligt, ecco quindi che bloccare la possibilità di acquistare Bremer sarebbe stata una mossa da maestro.

Dybala alla Roma.

Qui la situazione è parzialmente diversa. La Roma, infatti, non compete per gli stessi obiettivi dell'Inter ma con un giocatore del livello di Dybala il distacco tra i due club, inevitabilmente, finisce per assottigliarsi. La Joya, inoltre, per i nerazzurri avrebbe rappresentato un profilo di qualità immensa da poter utilizzare come alternativa alla “LuLa” in quello che poteva essere un reparto offensivo fortissimo e difficilmente contenibile per qualsiasi difesa.

Entrambi gli obiettivi dell'Inter sono sfumati e ora ai nerazzurri tocca rimboccarsi le maniche. La squadra di Inzaghi è forte e lo resterà.

Il solo acquisto di Lukaku sposta nettamente gli equilibri nel campionato italiano e l'aver costruito - finalmente - una panchina lunga in un reparto come il centrocampo nerazzurro da sempre incapace di avere alternative degne del nome “Inter” sono un ottimo viatico,  ma sfruttare le occasioni createsi con un lavoro dietro le quinte assai lungo e faticoso avrebbe permesso ai nerazzurri di essere ancora più forti e già la scorsa stagione ha dimostrato in maniera lampante quanta differenza ci sia tra l'essere forti e l'essere molto forti. L'Inter non ha ancora imparato la lezione.


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