Storia degli interisti campioni d'Europa: i successi degli anni Duemila

Laurent Blanc e Giōrgos Karagkounīs sono i due nerazzurri che hanno alzato il trofeo continentale nel nuovo millennio. Sono due protagonisti delle loro nazionali che hanno indossato la maglia dell'Inter durante il loro periodo di successi con la m

Scritto da Federico Sanzovo  | 
Karagkounīs con la maglia di Inter Legend (Instagram)

Le storie degli articoli precedenti si perdono nel passato: la Spagna di Luis Suárez e gli Azzurri guidati da Facchetti, Mazzola, Domenghini e Burnich sono un ricordo lontanissimo, di un calcio in bianco e nero. Più vicini nel tempo, però, ci sono altri due campioni d’Europa: il francese Blanc e il greco Karagkounīs, campioni rispettivamente nel 2000 e nel 2004.

I campioni del mondo francesi e la doppietta

La squadra francese che si presenta al via del Campionato europeo di Belgio e Paesi Bassi ha un solo obiettivo: confermarsi come la squadra più forte al mondo. Dopo la vittoria nel mondiale di casa di due anni prima, infatti, i Galletti si erano imposti sul Brasile di Ronaldo nella finale di Parigi, portando a casa il primo titolo mondiale della loro storia. Il cammino di Laurent Blanc e compagni inizia dal girone composto dai padroni di casa dei Paesi Bassi, dalla Repubblica Ceca e dalla Danimarca. Quest’ultima è l’avversaria della prima partita dei ragazzi guidati da Roger Lemerre, selezionatore dei Transalpini e vice a Francia ’98: il gol che apre le danze nel 3 a 0 inflitto ai transalpini è proprio dell’allora difensore nerazzurro, che segna così anche il primo gol della sua nazionale nel torneo.

La partita successiva vede un’altra vittoria dei campioni del mondo in carica, mentre la terza, contro i temibili Paesi Bassi è una sconfitta: alle reti di Dugarry e Trezeguet rispondono Kluivert, Frank De Boer e Zenden per il 3-2 che qualifica i padroni di casi come primi e i francesi come secondi.

Qualificati alla fase finale, i Blues affrontano e sconfiggono la Spagna di Mendieta ai quarti giocati a Bruges e il Portogallo di Nuno Gomes nella semifinale disputata a Bruxelles. Per la finale di Rotterdam, l’avversario che ci si aspetta di trovare sono i Paesi Bassi del tecnico Frank Rijkaard: dopotutto giocano in casa e hanno annientato 6-1 la Jugoslavia del capocannoniere del torneo Savo Milošević, guidati dall’altro bomber continentale, Patrick Kluivert.

Eppure, gli Orange non si presentano nella città del grande porto internazionale perché fermati dall’Italia di Dino Zoff e Francesco Toldo, con il gigante di Padova assoluto protagonista della sfida di Amsterdam con le sue parate sui tiri dal dischetto.

La finale però è diversa e, al vantaggio di Del Vecchio, risponde, a tempo ormai scaduto, Sylvain Wiltord. Nei supplementari accade l’imprevedibile: dopo pochi minuti, David Trezeguet segna il vantaggio della Francia. Ma non è un vantaggio qualsiasi, è il golden goal: introdotto negli anni Novanta con lo scopo di rendere più avvincenti i supplementari e ridurre il ricorso ai calci di rigore, regala l’immediata vittoria alla squadra che segna per prima. Viene abolito nel 2003 e sostituito dal silver goal, anch’esso poi cancellato ma nel 2000 è in vigore e regala alla Francia il suo secondo titolo continentale. Laurent Blanc è così il primo, e per ora unico, interista ad aver vinto l’Europeo con la maglia di una nazionale che era già stata campione. Quattro anni più tardi, invece, andrà molto diversamente.

La sorpresa delle sorprese: la Grecia campione!

Quando al Portogallo viene assegnata l’organizzazione degli Europei, la nazionale sta vedendo sbocciare alcuni dei suoi migliori talenti: Nuno Gomes, Rui Costa, i difensori Jorge Andrade e Fernando Couto, il pallone d’oro Figo, il brasiliano naturalizzato Deco, oltre al giovanissimo Cristiano Ronaldo. Non è quindi un mistero che la squadra guidata dal commissario tecnico campione del mondo 2002, il brasiliano Luiz Felipe Scolari, abbia come unico obiettivo la vittoria del torneo davanti al pubblico di casa. Eppure, capita qualcosa che praticamente nessuno avrebbe potuto pronosticare prima: la vittoria di un’assoluta sorpresa.

Il Portogallo qualche avvisaglia però avrebbe potuto scorgerla: il cammino dei lusitani nel torneo è pressocché perfetto con due vittorie nel girone contro Russia e Spagna e i successi nella fase finale ai danni di Inghilterra e Paesi Bassi. Qualcosa però manca all’appello: è la prima partita. Sì, perché nel match inaugurale qualcosa va storto: i super campioni portoghesi perdono 2-1 davanti al loro pubblico contro una squadra di quarta fascia, la cui ultima partecipazione agli Europei risale al 1980. È la Grecia del tedesco Otto Rehhagel. Va detto che sì, i greci si sono qualificati al primo posto nel gruppo 6, addirittura davanti alla Spagna. Però da qui a fare un buon campionato ce ne passa.

Eppure, i risultati arrivano appunto fin da quel primo scontro: Portogallo 1, Grecia 2. Ad aprire le marcature è un centrocampista nerazzurro, Giōrgos Karagkounīs: è suo il primo gol del torneo, alla faccia di Blanc. Al raddoppio di Basinas, poi, risponde a tempo scaduto il ragazzino di casa, Cristiano Ronaldo.

Il torneo dei greci prosegue con un pareggio contro la Spagna e una sconfitta contro la Russia: si qualifica per un soffio alla fase finale, sembra finita anche perché da affrontare ai quarti c’è la Francia campione d’Europa e del mondo in carica che, per non farsi mancare nulla, ha anche vinto le Confederations Cup del 2001 e del 2003. Il goal dell’attaccante Charisteas però è sufficiente a rispedire a casa i Blues, così come il silver goal di Dellas basta a lasciare all’asciutto la Repubblica Ceca.

Nella finale di Lisbona, così come nella prima partita del torneo, basta il goal ancora una volta di Charisteas per regalare alla Grecia il primo titolo della sua storia. E l’interista Karagkounīs è tornato a Milano, in quell’estate del 2004, da campione d’Europa.

Federico Sanzovo


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