Esclusiva - Fanna: "Atalanta ha sempre puntato sui giovani"

Pietro Fanna, doppio ex di Atalanta e Inter, ha rilasciato un'intervista in esclusiva ai nostri microfoni in vista del big match di Sabato Inter-Atalanta.

Scritto da Mattia Bianchi  | 

Sabato sera alle ore 18 l'Inter incontrerà a San Siro l'Atalanta di Gian Piero Gasperini. Per l'occasione, Pietro Fanna, ex giocatore di entrambe le squadre, ha rilasciato un'intervista ai nostri microfoni. Riportiamodi seguito il testo integrale:

Sig. Fanna, questa Atalanta ha sorpreso tutti negli ultimi anni. La sua politica di crescita nel calcio italiano ha avuto come punto centrale l'investimento dei giovani. E' sempre stato così?

"Certo, l'Atalanta ha sempre puntato sui giovani. Io all'epoca facevo parte di una serie di prodotti del vivaio che hanno poi lasciato Bergamo verso squadre importanti come la Juve. Giocatori come Scirea, Marocchino, Prandelli e Cabrini giocavano con me nelle giovanili a Bergamo. In particolare, quando c'ero io nel settore giovanile ci fu un importante pescaggio di atalantini da parte della Juventus. L'Atalanta era brava a scegliere i giovani italiani. Ora invia i suoi osservatori anche all'estero e prende dei bravi talenti stranieri".

Lei ha giocato in entrambe le squadre. Inoltre è uno dei cinque giocatori italiani ad aver vinto uno scudetto in tre squadre diverse (nel suo caso con Juventus, Hellas Verona e Inter). Cosa vuol dire avere il tricolore cucito sul petto?

"Vincere un campionato in Italia è il risultato di un duro lavoro fatto sia da una squadra: undici giocatori che pur avendo ruoli diversi tra loro riescono a metterli a disposizione per una causa comune. E' poi fondamentale il ruolo dell'allenatore, che deve saper integrare e compattare il gruppo non solo a livello tecnico e di gioco, ma soprattutto a livello mentale. Vincere lo scudetto vuol dire essere stati superiori alle altre squadre anche con la testa in ogni partita o comunque nella maggior parte della stagione".

All'Inter Lei è stato dopo lo storico scudetto con l'Hellas Verona. Tuttavia, con i nerazzurri non è stato molto presente, anche se un titolo l'ha riportato in bacheca: lo scudetto dei record 1988-89. Che cosa rappresentò per lei quel titolo?

"L'esperienza all'Inter non fu molto fortunata e un po' mi dispiace. Avevo deciso io di lasciare l'Hellas, dove credo di essermi espresso al meglio, per venire all'Inter e giocare come avevo giocato a Verona. Tuttavia ebbi delle divergenze di tattica con Trapattoni, che mi aveva già allenato alla Juventus, il quale mi tolse dai suoi piani da titolare. In ogni caso, rimasi comunque in squadra. Anche il campionato vinto con l'Inter fu un grande lavoro di squadra. Il segreto del successo fu l'arrivo di due assoluti fuoriclasse: Brehme e Matheus, oltre che di Ramon Diaz".

Il calcio di oggi è profondamente diverso rispetto a quando giocava Lei. Oggi si rivede in qualcuno di particolare?

"Il calcio di oggi secondo me ha perso un po' le caratteristiche di quello di tanti anni fa, dove non mancavano contrasti anche forti. Insomma, il contatto fisico è quasi scomparso. Anche i ruoli e le marcature sono diverse. Le faccio un esempio: una volta in difesa il numero 5 era lo Stopper per eccellenza che doveva annullare il numero 9 avversario, ossia il centravanti. A proposito di Stopper, io all'Atalanta ne conoscevo molto bene uno: Antonio Percassi, ora Presidente del club. Lui era un grande Stopper. Se devo scegliere un giocatore che come me puntava dritto e non aveva paura di niente, scelgo Federico  Chiesa. E' molto bravo, diventerà un grande calciatore".

Un'ultima domanda: all'inizio abbiamo detto che l'Atalanta punta molto sui giovani. Secondo Lei, il calcio italiano deve imparare dalla Dea ora che non si possono spendere tanti soldi per via della crisi?

"E' importante investire sui giovani, in particolare quelli italiani.Una volta, per il fatto che c'era un limite massimo ai giocatori stranieri in Serie A i giovani italiani avevano molto più spazio e visibilità. Io credo che oggi ce ne sono ancora di talenti, soprattutto in alcuni settori giovanili, e non solo dell'Atalanta. Bisogna avere coraggio e lanciarli per farli diventare grandi. proprio come fa L'Atalanta da sempre. Percassi, cresciuto con questa politica, quando è diventato presidente del club ha voluto portarla avanti e dico che ha fatto bene".

 


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