Ajax - Inter: la storia del calciomercato da Bergkamp a Onana

Negli anni sono stati tredici gli ex-Ajax acquistati dall'Inter. Di questi, sei sono arrivati direttamente da Amsterdam, con alterne fortune

Scritto da Federico Sanzovo  | 
Andy van der Meyde nella sua consueta esultanza (Instagram)

Il calciomercato di gennaio, da qualche anno a questa parte, ha perso la capacità di sorprendere i tifosi. Difficilmente si piazzano colpi che possono accendere la fantasia degli appassionati, soprattutto se il mercato di riparazione viene comparato con la più ampia finestra estiva. Gennaio, però, spesso regala gioie in prospettiva, acquisti che verranno inseriti a poco a poco in vista della stagione successiva o addirittura che arriveranno una volta terminata l’annata con il club di appartenenza. Quest’ultimo è il caso di André Onana, portiere camerunense classe 1996 che ha mosso i primi passi nell’accademia di Samuel Eto’o per poi passare al Barcellona e quindi alle giovanili dell’Ajax. E proprio ad Amsterdam, il giovane estremo difensore ha conquistato il posto da titolare in prima squadra fino alla squalifica per aver assunto un medicinale non consentito.

Dopo aver accettato il corteggiamento dell’Inter, Onana ha firmato il nuovo contratto e dall’estate sarà, a tutti gli effetti, un nuovo calciatore dei nerazzurri. Si tratta del tredicesimo ex-Ajax a vestire la maglia del club milanese e il sesto in arrivo proprio dalla capitale dei Paesi Bassi. Alcuni dei suoi predecessori hanno lasciato un ottimo ricordo in Lombardia, altri invece sono (quasi) stati dimenticati.

Ajax - Inter: gli acquisti arrivati in nerazzurro

La lista degli ex giocatori dell’Ajax che si sono vestiti di nerazzurro comprende giocatori orange come Clarence Seedorf ed Edgar Davids o il protagonista del Triplete Wesley Sneijder. Ci sono poi calciatori di altre nazionalità, come Zlatan Ibrahimovic, Christian Chivu ed Eriksen. Non manca il caso particolare di Aaron Winter: ex Ajax, dopo aver militato nella Lazio prima e nell’Inter poi, verrà ceduto proprio da questa nuovamente ai Lanceri.

Ciò che è interessante analizzare, però, è la storia di chi è arrivato direttamente da Amsterdam: era dai tempi del brasiliano Maxwell che l’Inter non acquistava un giocatore dell’Ajax. Arrivato in gennaio, il laterale non scese in campo fino al giugno del 2006 rimanendo “parcheggiato” ad Empoli per la regola degli extracomunitari in rosa. Maxwell giocò per tre anni a Milano e, nonostante rientrasse da un infortunio tremendo al ginocchio che mise in serio pericolo la sua carriera come calciatore, si ritagliò subito un ruolo importante in nerazzurro. Quando lasciò l’Italia, direzione Barcellona, aveva raccolto ben 105 presenze e vinto tre scudetti con la maglia dell’Inter. La sua carriera, tra l’altro, proseguì in maniera a dir poco brillante: al momento del suo ritiro, avvenuto nel 2017, Maxwell aveva in bacheca ben 37 trofei.

Diversa la storia, soprattutto per quanta riguarda l’epilogo, di Andy van der Meyde. Arrivato a Milano nell’estate del 2003, il centrocampista aveva alle spalle un eccellente inizio di carriera con le maglie di Ajax e Twente, dove giocò un anno in prestito. Il cecchino olandese, come veniva soprannominato, era abile anche sotto porta e i tifosi dell’Inter ne ebbero riprova nella storica vittoria di Highbury: van der Meyde segnò al volo la rete che aprì le danze contro l’Arsenal, battuto 3-0 in casa per la prima volta da un’italiana (i Gunners si sarebbero vendicati alcune settimane dopo infliggendo all'Inter una sconfitta per 5-1 a San Siro). A quello squillo iniziale, però, non seguirono altre prestazioni di livello e van der Meyde chiuse il suo biennio nerazzurro con appena 54 presenze, ma con un trofeo in bacheca: la Coppa Italia vinta con Mancini in panchina nella stagione 2004-2005. Di fatto, la carriera del centrocampista si interruppe a Milano: nei sette anni successivi, tra Everton, PSV e la piccola WKE raccolse appena 29 presenze. A minare il rendimento di van der Meyde furono i problemi di salute legati all’assunzione di alcol e droghe che lo portarono persino a essere ricoverato in ospedale durante il suo periodo all’Everton.

Un altro acquisto arrivato a Milano da Amsterdam che ebbe diversi problemi di salute, questa volta per sfortuna e non per una vita sopra le righe, fu Nkwankwo Kanu. Arrivato in Italia dopo alcune stagioni di altissimo livello con la maglia dell’Ajax, coronate da due finali di Champions League consecutive (di cui una vinta), il campione nigeriano non fece in tempo a scendere in campo che, durante le visite mediche di routine, i medici italiani gli diagnosticarono una disfunzione cardiaca congenita. A quel punto, la carriera di Kanu sembrava giunta al termine. Inoltre, non avendo l’Ajax segnalato la problematica che affliggeva il povero attaccante, l’accordo da otto miliardi di lire appena concluso sarebbe dovuto saltare. Massimo Moratti, allora presidente dell’Inter, decise invece di dare fiducia alla giovane punta e spedì Kanu alla migliore clinica cardiochirugica degli Stati Uniti. Arrivato in agosto del 1996, Kanu scese in campo per la prima volta con la maglia dell’Inter solamente nei primi mesi del 1998 e segnò il suo unico gol contro l’Atalanta. A fine stagione aggiunse un altro trofeo alla sua già ricca bacheca: la coppa UEFA 1997-1998. L’anno seguente, però, chiuso da attaccanti del calibro di Rolando, Roberto Baggio, Recoba e dall’esplosione del giovane Nicola Ventola, Kanu decise di lasciare l’Inter alla volta di Londra, sponda Arsenal. In Premier League, la sua carriera fu molto positiva con due campionati e tre coppe d’Inghilterra vinte, l’ultima delle quali con la maglia del piccolo Portsmouth nel 2008 proprio grazie a una sua rete.

Come Kanu, anche Dennis Bergkamp passò dall’Ajax all’Inter e dall’Inter all’Arsenal. Il non-flying Dutchman (l’olandese non volante, soprannome datogli a causa della sua paura di volare) arrivò a Milano insieme al compagno di squadra, il centrocampista Wim Jonk. Entrambi giocarono nell’Inter fino al 1995, vincendo la coppa UEFA 1993-1994: Dennis Bergkamp, con ben otto gol in undici partite, divenne anche capocannoniere della competizione. Le sue prestazioni in nerazzurro furono altalenanti ma, nonostante questo, l’Arsenal pagò oltre 19 miliardi (ne era costati 18 due anni prima) per portarlo a Londra. Nella capitale inglese, Bergkamp divenne una colonna portante della squadra e vinse molti titoli, ritirandosi nel 2006. Per quanto riguarda Jonk, il centrocampista tornò nei Paesi Bassi, sponda PSV dove rivinse tutti i titoli nazionali prima di chiudere la propria carriera allo Sheffield Wednesday nel 2001.

 

Federico Sanzovo


💬 Commenti